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giovedì 5 marzo 2015

LA MAGIA di OSOR



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Ogni cosa intorno andò sfocando e quando la nebbia si dissolse, si ritrovò in quell’”altro mondo”, nei panni della principessa Nefer ferita e sanguinante.
Nessuno degli amici pareva essersi accorto di lei e della sua ferita; gli sguardi di tutti erano concentrati sulla figura del Sacerdote di Bes, Osor, chino al suolo sopra un mucchietto di terra.         
Anche Nefer aveva lo sguardo fisso su di lui. Un ginocchio per terra, l’altro appoggiato ad una bassa sporgenza il giovane prete della più misteriosa Divinità della necropoli di Tebe stava bagnando la sabbia con l’acqua del piccolo otre di pelle che portava sempre legato in vita.

Con gesti rapidi e precisi le dette volume e consistenza e quando il mucchietto informe ebbe preso la sagoma di un leone di sette o otto pollici, Osor lo irrorò con le ultime gocce dell’otre.
A questo punto, intonò una cantilena struggente, modulata e dolce: la giusta-voce che solo un chery-webb, sacerdote esorcista di grado elevato, conosceva ed era capace di impostare.
Nefer guardava in silenzio e l’orecchio  seguiva frastornato i suoni incomprensibili delle He-Kau, le Sacre Parole dell’incantesimo: il deserto, le rocce e il cielo, parevano rinviarne i suoni e gli accenti misteriosi
La piccola sagoma di sabbia cominciò ad oscillare; i granelli vibrarono, si mossero, poi si unirono in una massa compatta ed omogenea. Una miriade di piccole scintille, che parevano prendere vita direttamente dall’aria e dal riverbero rovente del suolo, formarono un’aureola che circondò il piccolo simulacro di leone e colui che l’aveva creato.




Quando Osor ebbe pronunciato l’ultima parola, un leone dalle straordinarie proporzioni fisiche, palpitante di vita, balzò fuori dall’alone di luce trasparente.
Un potente, terrificante ruggito riempì l’aria e raggelò il sangue nelle vene; i soldati smisero di tirar frecce e fuggirono spaventati.
“Che prodigio è mai questo?”  
“Via… via! Scappiamo!”  gridavano.
IL gruppo di amici arretrò sparpagliandosi; il principe Xanto appariva il più turbato:
“La tua magia, amico Osor, supera di gran lunga quella di ogni altro mago!” continuava a ripetere.
“Neppure il mago Vebaoner, avrebbe potuto reggere il tuo confronto, amico mio.” assentì il principe Thutmosis con il tono di chi si sente fortunato.
“E neppure l’ebreo Mosè, che guidò la rivolta di alcune tribù del popolo degli Ibrihim contro il nostro beneamato Faraone, fece mai tanto.” gli fece eco la voce del giovane Amenemhat, allievo di Thot.
“Non conosco questo Mosè. – confessò il principe troiano – Era un guerriero del Popolo di Mare?”
“No! – interloquì Ankheren – Al cospetto di Meremptha, nostro beneamato Signore, Amato di Ptha, il potente mago Mosè voleva mettere in mostra la potenza del suo Dio trasformando in serpente il suo bastone e facendogli divorare quelli in cui  i maghi d’Egitto avevano trasformato i propri, ma… quel magico serpente svanì come nebbia al sole quando lui – l’allievo di Ptha indicò il prodigioso prete di Bes – lo toccò con l’indice della sua mano destra.”
Il rumore di cavalli in arrivo, mentre Enen minacciava i soldati in fuga, attirò l’attenzione del ragazzo.
“Sentite? – disse - Zoccoli di cavalli. Deve essere il principe Sekenze.”
Enen, intanto, continuava ad urla ed inveire:
“Tornate indietro, stupide donnette… Non fuggite come gazzelle impaurite… E’ solo un trucco!… E’ solamente un trucco…”

 (continua)

brano tratto dal libro   OSORKON - Il Sigillo del Faraone
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