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giovedì 5 marzo 2015

NEFER - ISABELLA




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Appena fuori del Tempio, però, la principessa Nefer ebbe la sensazione che l’orizzonte andasse allargandosi e tutto quanto in esso contenuto, cappelle, antri, monti e strade, cominciassero a dissolversi in un etra fluido ed instabile comparso improvviso. Un nuovo paesaggio venne pian piano sostituendosi, ugualmente assolato e giallo, ma assai più arido e rovente.
Vide, là dove c’erano case e cantieri, rovine, cumuli di terra smossa, tombe scoperchiate e tanta gente: una moltitudine di gente strana. D’aspetto inquietante. Come non ne aveva mai viste prima e che non assomigliavano a nessuno dei popoli che conosceva.
Improvvisamente “la” vide.
Vide Isabella. Vide il proprio Ka in mezzo a quelle persone ed “avvertì” un pericolo mortale incombere sopra la sua persona.
“Attenta! Attenta! Lo spettro del Messaggero è sopra di te. – urlò, tendendo le braccia in avanti, come per afferrarla  - Attenta… ”

Una voce, proprio nello stesso istante, attraversò il cervello di Isabella, lacerandole la coscienza; si trovava nella necropoli in compagnia degli amici.
“Attenta! … - rintronava quella voce dietro la fronte aggrottata - Lo spettro del Messaggero è sopra di te. Attenta…  A-t-t-e-n-t-a!”
Isabella avvertì una minaccia nell’aria, poi vide Osor, al suo fianco, protendere un braccio in avanti e qualcosa rimbalzarvi sopra con un sibilo acuto, andando a colpirla di striscio alla spalla sinistra.
Isabella abbassò il capo e vide una macchia arrossarle la camicetta color kaki. Era ferma in mezzo al viottolo, accanto ad uno dei tanti banchi di souvenirs offerti ai turisti: quasi in casa, poiché le abitazioni erano proprio nel cuore della necropoli.
Era confusa e le parole che le uscirono dalle labbra parevano non aver senso:
“Lo Spettro della Morte… Il Messaggero…” continuava a ripetere mentre, con fatica, cercava di riannodare sensazioni, emozioni e fili spezzati di pensieri vagabondi.
“Qualcuno sta sparando… - urlò una voce alle sue spalle - Mettetevi al riparo.”
L’amico Alì, che era con lei, la prese per un braccio e la trascinò via.
Il tipico, tranquillo movimento che ogni giorno animava quella parte della necropoli, s’era di colpo mutato in caos e confusione e i roventi riverberi di Horo sulla  sabbia gettavano luce su facce scomposte e spaventate.
Come ogni giorno, migliaia di turisti, giunti stipati in autobus o altri mezzi di trasporto, minacciavano con la loro invadente presenza la sopravvivenza di  infinite memorie: tombe costruite con l’intento di non essere mai violate e prese quotidianamente d’assalto. I due ragazzi cercarono riparo dietro una roccia ed Isabella domandò:
“Co.. cosa sta su… succedendo?”
“Qualcuno sta giocando al bersaglio con una pistola e l’amico Osor ci ha fatto scudo con le sue braccia. “ spiegò Alì, voltandosi a guardarla e  accorgendosi solo allora della camicetta macchiata di sangue – Ma tu sei ferita?” esclamò.
“Xanto…” fece ancora lei, staccata e lontana.
“Misericordia di AllaH! – continuò il ragazzo – Ma tu sei ferita? Hai la maglietta tutta insanguinata…”






“Xanto…” ripeté lei senza staccargli lo sguardo dal volto e fissandolo con profonda intensità, come se un improvviso, misterioso fulgore dello spirito, le si fosse trasferito negli occhi ancora velati di nebbia e di mistero.
“Sono Alì! Non mi riconosci? – domandò il ragazzo con accento preoccupato – Sembra che tu stia muovendoti in un sogno…  Sei  tornata nel mondo della principessa Nefer? – ed intanto che parlava e le sorrideva rassicurante, con il fazzolettone color kaki, che portava sempre al collo, cercava di tamponarle la ferita: superficiale, per fortuna – Ma guarda qui! – stava dicendo – Un paio di centimetri più in là e ti avrebbe colpito alla gola… Ehi, Isabella… mi riconosci? Sono io. Sono Alì!”
“Alì… Alì!” ripeté la ragazza, poi, pian piano, dolcemente, la nebbia andò svanendo dai suoi occhi e lo sguardo si fermò in quello di lui, sempre più chiaro, sempre più lucido, più tranquillo.
Si sorrisero. Con una tenerezza che raggiunse immediatamente i cuori di entrambi. Continuarono a guardarsi negli occhi e gli sguardi si fusero, chiamando alla coscienza sentimenti di tenero piacere.
“Bentornata, principessa.”
Il ragazzo continuava ad avvolgerla in sguardi carezzevoli, mentre con una mano le sfiorava la fronte.
Isabella protese il volto e le labbra si sfiorarono in un bacio breve e tenerissimo.
Il primo.
Si ritrassero, ma restarono ancora a guardarsi ed era come se si vedessero per la prima volta.
“Isabella!”
“Alì!”
Davanti a loro, sulla stretta valle, in un labirinto di colli disordinati e disuguali, torreggiava il monte del Qurnet Marrai e si stendevano gli avanzi del villaggio di Deir el Bahari, simile ad una grande griglia scura: qui, sparpagliati tra le rovine, molti turisti avevano trovato riparo dagli spari.
Isabella parve finalmente accorgersi di loro.
“Che cosa è successo? – domandò – Cosa erano quegli spari?… Erano degli spari, vero?”
“Sì! Questo caldo ha picchiato troppo in testa a qualcuno o… o, forse, si tratta di un regolamento di conti. – spiegò Alì – Mi è parso di riconoscere uno di quei malviventi… Sì! Sono certo d’aver già visto la sua faccia… quello che fuggiva… L’altro, quello che lo inseguiva sparando… oh, ecco i soldati. Finalmente!”
“Spero li acciuffino entrambi.”
“Sì!… Oh, ci sono! Ricordo dove ho visto quell’uomo: al bazar di Ashraf Sceik. Ricordo bene.”
“Il bazar di Ashraf Sceik? Ma non è…” replicò Isabella; il ragazzo non la lasciò finire.
“Il più importante posto di ricettazione di antichità della città. – spiegò – Ashraf è un ricettatore e quell’altro dev’essere un complice non troppo soddisfatto… ma, tu, principessa, devi farti medicare. – aggiunse indicando la sua maglietta arrossata – C’è un servizio di ambulanza. Dobbiamo raggiungerlo… E dimmi… Chi è questo Xanto? – l’avvolse in un tenero sorriso, poi aggiunse – La spalla ti fa male? Ma guarda un po’… Allora? Chi è questo Xanto?”
“Xanto?” fece eco la ragazza.
“Mi hai chiamato con quel nome. Non ricordi?… Chi è Xanto?”
“Oh sì! Xanto è un principe troiano prigioniero di re Menelao, ospite del Faraone… - seguì una breve pausa, poi Alì incalzò con un gesto del capo e lei proseguì – Xanto ti assomiglia molto… Sembrate due gocce d’acqua.”
“Davvero?”
“Proprio così! E la principessa Nefer è innamorata di lui ed io credo che anche Xanto lo sia di lei… Io… io devo tornare laggiù. – Isabella cominciò a dar segni di agitazione – Devo tornare dalla principessa Nefer ed aiutarla a mettere in salvo il principe Xanto… aiutarla a farlo fuggire…”
“Hai detto che è prigioniero di questo… Menelao.”
“Menelao, re di Sparta. Lo ha fatto prigioniero durante la guerra di Troia e lo ha condotto con sé quando ha lasciato la città devastata e distrutta. Un naufragio, però, ha affondato la sua flotta ed egli è arrivato fino a Tebe con i compagni scampati alla furia del mare.”
“Forse dovremmo saperne di più su questo Menelao… Oh… Siamo arrivati. Là c’è l’ambulanza e potranno medicarti. Vieni.”

Alì affrettò il passo e Isabella lo seguì.

(continua)

brano tratto da    OSORKON- Il Sigillo del Faraone

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